Argomentolibri Di Renzo Editore Advertisement
09 Set, 2010 at 02:38 AM
 
 
Djerassi Carl - Il seme di Menachem
13 Giu, 2008 at 12:31 PM

Padre della pillola anticoncezionale, professore di Chimica all'Universita di Stanford, infaticabile divulgatore, come novelist Carl Djerassi ha dato vita a un nuovo genere letterario, la "Science in fiction": altro dalla science fiction, perché nella sua narrativa non c'e nulla di futuribile o di poco plausibile. E un ibrido che va amalgamando discrete ed equilibrate trame romanzesche, dal retrogusto protonovecentesco mitteleuropeo, con iperrealistiche integrazioni scientifiche: la vita dei ricercatori e raccontata quasi fosse osservazione partecipante, dai problemi classici del mestiere (reperimento fondi, carrierismo, interazione sociale coatta, spregiudicatezza, intellettualismo) a quelli comuni alla specie (incomunicabilita, solitudine, sentimentalismo). L'intenzione e nobile, l'esito - almeno in questo libro - altalenante: in certi frangenti divulgativi prevale una tendenza alla didascalia e alla ridondanza scolastica, come poteva essere prevedibile, in altri alla buona capacita di tratteggiare sentimenti s'accompagnano compiacimento e autoindulgenza. La sensazione e che il genere abbia bisogno di epigoni, per evolversi; epigoni rispettosi della linea tracciata dal pioniere, ossia precisione e rigore scientifico confezionati in contesti apparentemente leggeri, perché fictionali.   

"Il seme di Menachem" e il terzo libro della tetralogia "science in fiction": viene dopo "Il dilemma di Cantor", giallo giocato sulla smania di popolarita di uno scienziato e sui suoi (esili) scrupoli, e "Operazione Bourbaki" (Premio Serono 2006), storia di un gruppo di anziani scienziati estromessi da laboratori e universita ma ancora motivati. Il quarto libro, "Marx deceased", e in corso di traduzione.

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La fabbrica del libero arbitrio
12 Giu, 2008 at 08:41 AM

IL PROGETTO DELL’EQUIPE DI TITO ARECCHI SPIEGA COME LA FISICA CERCA I MECCANISMI DEL DIALOGO TRA MONDO E CERVELLO


Siamo figli del caso o della necessità? Alla filosofia risponde ora la scienza con un’ipotesi legata al funzionamento dei neuroni. Sì, il libero arbitrio è una realtà documentabile. Esistono cioè ampi margini di libertà individuale sottratti al determinismo della struttura di partenza, i geni. Non solo: la stessa creatività può essere materia di indagine scientifica. È solo un problema di "Dinamiche caotiche cerebrali". Ecco titolo e temi della affascinante ricerca sui meccanismi della conoscenza che l’equipe di Tito Arecchi, uno dei grandi della fisica italiana, conduce ad Arcetri su un progetto Università - CNR - Istituto Nazionale di Ottica Applicata (INOA) al quale l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze contribuisce con un finanziamento triennale di oltre 120 mila euro.
Due le sfide. La prima: come visualizzare la risposta del singolo neurone? I metodi noti (elettro o magneto-encefalo-gramma; risonanza magnetica funzionale) hanno scarsa risoluzione, localizzano un’area cerebrale, non il singolo neurone. Negli animali di laboratorio si inseriscono elettrodi sottili che "vedono" il singolo neurone, ma si tratta di un metodo invasivo non praticabile sull’uomo.
La seconda sfida mira all’intelligenza vegetale. Spiega Arecchi: "in collaborazione con il LINV (Lab. Internazionale di Neurologia Vegetale) di Firenze, abbiamo misurato l’attività elettrica di cellule delle radici delle piante che somigliano ai neuroni. Ma il fatto che una singola cellula risponda con impulsi elettrici a uno stimolo è solo metà dell’analogia; è cruciale l’accoppiamento globale. In un certo senso, il cervello animale ha già inventato Internet da milioni di anni. E le piante?"

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Senna e la sindrome degli antenati
11 Giu, 2008 at 10:22 AM
23 maggio 1993: Ayrton Senna, 3 volte campione del mondo di F1 morto il primo maggio 1994 sul circuito di Imola, vince il suo sesto gran premio di Montecarlo.
23 maggio 2008: Bruno Senna, 24enne nipote del mitico pilota brasiliano, vince a Montecarlo la prima delle 2 prove settimanali della Gp2.
E’ una coincidenza davvero sconcertante che un evento così particolare, a 15 anni di distanza, sia rivissuto, nello stesso giorno dello stesso mese, da un familiare. Bruno Senna aveva 11 anni quando suo zio Ayrton morì in un incidente durante il Gp di San Marino il primo maggio 1994. La mamma, Viviane, sorella del grande campione brasiliano, confessa che è colpa sua se il figlio, promessa dell’automobilismo, è entrato tardi nel mondo delle corse. “Dopo la morte di Ayrton non abbiamo mai parlato di F1 in casa, in modo che il piccolo Bruno non crescesse condizionato”. Fare finta di niente però non è servito, perché il “piccolo Bruno”, legatissimo allo zio, a 18 anni annuncia che il suo sogno è correre.
Ultimo aggiornamento ( 11 Giu, 2008 at 10:24 AM )
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